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Qui stanno le virtù ma anche i vizi del film: in questo sembrare approdato al cinema quasi per caso, perché incontrato a metà strada fra l’espansività del teatro popolare e l’umorismo veloce e leggero di un episodio televisivo. La notevole quantità di spunti della storia si regge su una struttura a volte troppo schematica e su una regia che lascia molto all’incontenibilità di Salemme o alle discontinue capacità da caratteristi degli attori coinvolti (ottime quelle di Gassman; sovraccariche quelle di Nicole Grimaudo). Non è un caso che i momenti migliori siano anche quelli in cui il film costruisce delle trasfigurazioni grottesche, come l’entrata in scena di Asia Argento in mezzo a una brace fiammeggiante e a carni sanguinolente, o le distorsioni deliranti di un Salemme che realizza il suo destino di mediocre baciato braccato dalla sfortuna.

Per il pubblico non anglofono però restava comunque uno spettacolo solo parzialmente fruibile. Come le nonne prima di loro (con Ginger Rogers e Fred Astaire) i teenager della fine Anni Settanta, con frequenza quasi cronometrica, vedevano Olivia Newton John, Travolta e compagni smettere di parlare in italiano e continuare ad esprimere i loro sentimenti in una lingua incomprensibile. Si è ora finalmente posto rimedio a questo gap (grazie forse anche al successo di Glee) sottotitolando le canzoni.

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Il 14 luglio, giorno della Presa della Bastiglia, compiranno 30 anni, ma la loro rivoluzione è già cominciata. Damiano e Fabio D’Innocenzo, gemelli indistinguibili che parlano al plurale e rispondono a turno, hanno debuttato nel lungometraggio con La terra dell’abbastanza, storia di due ragazzi della periferia romana caduti nella ragnatela del crimine, senza aver mai girato prima neanche un corto, e sono stati immediatamente convocati dalla Berlinale per la sezione Panorama. Anche Matteo Garrone ha riconosciuto il loro talento e si è avvalso della collaborazione dei D’Innocenzo per la sceneggiatura di Dogman..

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