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Ci è riuscita la regista bologneseEnza Negroni conLo chiamavano Vicky(produzione Pulsemedia), venerdì 17 giugno alle 21, in anteprima nazionale al Lumiere di Bologna per ilBiografilm Festival.Che il primoromanzo Altri libertini (1980) sconvolse la pubblica piazzaper il suo naturale realismo descrittivo di una omosessualità ancora passata sotto silenzio è così drasticamente limitativo da gridare vendetta. Tondelli era un imponente, vivo, pulsante romanziere non ancora in mano agli editing piallatori o alle corvée dei direttori di marketing che hanno reso la scrittura dei grandi editori una pappa indistinta.Se seguirete Lo chiamavano Vicky potrete accorgervi di quanto il suo linguaggio, le sue parole sbocciassero da una sincerità morale non di certo prona al dio del mercato. Tondelli proseguiva dritto per la sua strada letteraria: maturo nella scrittura, come dicono i testimoni nel documentario, già a vent’anni “srolotava” la sua poetica tra un corso di laurea alDams bologneseche pareva non finire mai, alcune esperienze teatrali a Correggio (luogo che gli aveva dato i natali) e un rapporto continuo tra quel mondo antico, emiliano, novecentesco che si stava trasformando in qualcosa di opulento e ingrato come gli anni ’80.Lo chiamavano Vicky, infatti, è prima di tutto una ricognizione geografica e spaziale dei luoghi reggiani in cui Tondelli è vissuto, un confronto bianco e nero/colore tra urbe e campagna, tra l’intimità di stanze e osterie: “notte raminga e fuggitiva lanciata veloce lungo le strade d’Emilia a spolmonare quel che ho dentro”.Successivamente scorrono lateralmente e verticalmente gli scatti e i frammenti fotografici che ritraggono Tondelli ancora ventenne con barba lunga e i rari sorrisi che intervallano le sue pose riflessiveNegroni scava nella biografia nascosta dello scrittore, registra con pudore le testimonianze di parenti e amici, fa leggere ampi stralci di Altri libertini e Camere separate.Ne esce un racconto misurato e preciso su un Tondelli intellettualmente e politicamente resistente, alla ricerca”del cosa fare da grande”, intento “a scrivere un interminabile romanzo/inventario dei miti generazionali”.

Aggiungo inoltre che nello scrivere e girare questa commedia sono stato molto attento a non inserire volgarità, tette o sederi al vento. L’unico fondoschiena esibito è quello di una prostituta russa. D’altra parte esistono.Ipse dixitEnrico Brignano: Concordo con Giordani, Sharm el Sheikh non è un cinepanettone e io non ne ho mai fatto uno, grazie a dio.

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