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Condition: Very Good. First edition. Complete in two volumes. Come nel film americano di Gabriele, trova (con meno destrezza) la “felicità” dopo tanto patire e dopo tante affannose (rin)corse. Gabriele o Silvio resta il dubbio sulla qualità della felicità. Bisogna avere una faccia da poker per giocare, una di bronzo per girare (questo film).

Nel ritorno verso l’Italia cambia nuovamente stile e si reinventa nel film fantastico L’arcano incantatore (1996) di Pupi Avati per poi lasciarsi coinvolgere nella storia drammatica e tragicamente vera de La tregua (1997) di Francesco Rosi, sceneggiato da Rulli e Petraglia con la collaborazione di Tonino Guerra, dove Stefano è Daniele, un sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz. Sperimenta ancora il registro drammatico in Alexandria Hotel e con L’albero delle pere di Francesca Archibugi ma riparte subito dopo per lavorare all’estero: è nel francese I figli del secolo (1999) di Diane Kurys, nell’inglese La perdita dell’innocenza (1999) di Mike Figgis e nel tedesco Gloomy Sunday Ein Lied von Liebe und Tod (1999) di Rolf Schbel.Dario Argento, il cinema impegnato e l’amore per la FranciaIn una carriera così ricca di sfaccettature e di ruoli diversissimi tra loro, manca solo l’horror ed eccolo qui, arrivare nelle vesti di Dario Argento che chiama Stefano per Nonhosonno (2000), uno dei più sanguinosi film del maestro nostrano della paura. Da una storia di omicidi in serie a una di uccisioni fatte per la libertà ne Il partigiano Johnny (2000) di Guido Chiesa.

Un gruppo di soldati della Guardia Nazionale è incaricato di portare dei macchinari e dei rifornimenti a un gruppo di scienziati che operano nel famigerato Settore 16, già teatro, anni prima, di una carneficina ai danni di una famiglia che passava di lì per caso: una volta sul campo, i soldati si rendono conto che degli scienziati non è rimasta traccia. A quanto pare le colline che circondano la zona sono tutto fuorché disabitate.Diversamente dal tutto sommato riuscito remake dell’originale del 1977 firmato Alexandre Aja (uscito in sala l’anno scorso), questo sequel appare insipido e scontato, specie per la sua assoluta incapacità di veicolare un messaggio diverso da “arrivano i mostri: scappiamo, scappiamo”. Sia l’originale che il remake conservavano nel loro intimo una sottile, ma nemmeno troppo, critica politica e sociale all’America “nuclearizzata”, che permetteva loro di elevarsi ben al di sopra dello standard medio di questo genere di film.

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